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Benvenuti in casa Ba - LA RICERCA DEL LAVORO

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SCENA 0
ANNA: I ragazzi dove sono?
SALIF: Sono scesi un attimo…
ANNA: Scesi? In strada? E perché?
OLGA: Perché Fela ha lasciato il motorino senza mettere la catena…
ANNA: Il solito sbadato…
SALIF: Ecco i ragazzi…
OLGA: Anna chiudi gli occhi!
ANNA: Perché?
OLGA e SALIF: Chiudili!

Alcuni giorni prima…

SCENA 1

ANNA: Allora… stavo prendendo l’autobus… quando ho visto la vetrina di questa libreria e allora… corro veloce verso il negozio, entro, prendo il libro per te, il mio adorato fratellino… e… eccolo qui!
Tira fuori dalla borsa un libro di favole colorato
ANNA: Leggiamo la storia della betulla incantata?
MANSOUR: Sìììì
ANNA: C'erano una volta un uomo e una donna che avevano un'unica figlia. Un giorno, improvvisamente, una delle loro pecore si perde nel bosco e la cercano ovunque. La donna incontra una strega che le dice…
FELA: Anna! C’è posta per te!
ANNA: Posta? È una raccomandata?
FELA: Sì.
ANNA: Dammi dammi… FELAAA!!! MANSUR!!! È lei! E’arrivata!
FELA: Ma cosa?
ANNA: Mi hanno assunta per sei mesi!
FELA: Parli delle case solari?
ANNA. Sì!!!
FELA: Ma… dove? quando?
ANNA. In Svizzera! Sei mesi!

Più tardi…

SCENA 2

OLGA: Amore, apri tu la porta?
SALIF: Si prendo le chiavi…
OLGA: UFFFF quanto pesano questi pacchi
SALIF: Posali a terra. Non trovo le chiavi. Busso
SALIF: Figurati! Non aprono mai…
OLGA: Avranno lo stereo a volume altissimo!
SALIF: Come al solito… aspetta… chiamo Fela al cellulare…
OLGA: Altrimenti salgo da Cesaria Cesaria… lei ha le chiavi…
SALIF: Aspetta… (chiama Fela al cellulare) …. Niente! Non risponde!
OLGA: Prova ad Anna…
SALIF: Infatti… (chiama Anna) Niente, squilla a vuoto, non risponde!
OLGA: Invece dovrebbero stare a casa!
SALIF: Vai da Cesaria!
ANNA: Mamma!!!
OLGA: Che è successo, Anna?
ANNA: Mamma, Salif, mi hanno chiamata!
SALIF: Noi ti abbiamo chiamato… al telefono!
ANNA: Ma no, mi hanno chiamato dalla Svizzera!
SALIF: E a loro avrai risposto…
ANNA: Per raccomandata! lavorerò lì per sei mesi!
OLGA: Ma che bello, Anna!!! Dobbiamo festeggiare!
SALIF: Prima entriamo a casa però…

Nel pomeriggio…

SCENA 3

LUIS. Karim!
KARIM: Ciao, Luis! Come stai?
LUIS: Bene. Sto per fare un grande passo…
KARIM: Quale?
LUIS: Inizierò un master per mediatori… ma nel frattempo… voglio cominciare a lavorare. In una scuola. Aiuterò gli stranieri di lingua spagnola a orientarsi.
KARIM: Bravo! Sono sicuro che è il lavoro giusto per te…
LUIS: E tu? Com’è andato il colloquio da quel commercialista?
KARIM: Niente. Non c’è lavoro per i laureati in Economia e Commercio.
LUIS: Non dire così, Karim! Qui sei indispensabile. Salif ha tantissime idee e non le può realizzare senza il tuo supporto!
KARIM: Forse hai ragione…mah… scusami se sono stato troppo noioso…
LUIS: Gli amici si vedono nel momento del bisogno, no?
KARIM: Si. Hai ragione… e sai che ti dico? Che invece di stare qui a perder tempo e a lamentarmi, adesso voglio andare all’Università, a un Centro per Orientamento e vedere se ci sono master o corsi di specializzazione e poi mi interessano e poi voglio andare a iscrivermi a un Centro per l’Impiego! Eh?
LUIS: Ecco il Karim che conosco!

Più tardi…

SCENA 4

FELA: Cara Meryem, come stai? Ti racconto una cosa che mi è successa giovedì. Stavo andando all’università per un seminario e all’improvviso ho visto una ragazza di spalle identica a te… la chiamo, non si volta… allora comincio a correre per raggiungerla, vado veloce, lei corre più di me e a quel punto… non ho visto il palo e ci sono finito contro… vedi cosa mi fai combinare? Devi tornare in Italia, così la smetterò di vederti in ogni ragazza… e di finire contro i pali!

Nel frattempo…

SCENA 5

ANNA: Senti, amore… devo dirti una cosa importante…
KARIM: Ma ora?… Guarda devo fare delle ordinazioni di libri… Sai, Salif vuole costruire un vero spazio libreria qui in negozio…
ANNA: Si, bello! Ma ascolta…
KARIM: Dai ne parliamo dopo… Eh?
ANNA: Dai, amore, è importante! Mi hanno presa in Svizzera!
KARIM: Davvero? Scusami, scusami! Sono contento!

Il giorno dopo…


SCENA 6

KARIM: Buongiorno
IMPIEGATA: Buongiorno
KARIM: posso chiederle un'informazione?
IMPIEGATA: Prego.
KARIM: Sono Karim Djebar, ho 22 anni e sono di origini algerine. Ormai è da diverso tempo che vivo e studio in Italia...
IMPIEGATA: E che studi ha fatto?
KARIM: Ho la laurea triennale in Economia e Commercio...
IMPIEGATA : Bene. E perché si è rivolto a un Centro per l'Impiego?
KARIM: Il mio desiderio sarebbe lavorare presso uno studio di commercialista… voglio sapere quali sono i passi da seguire per iscrivermi presso di voi...
IMPIEGATA: Per iscriversi al Centro Impiego? Allora… Deve portare dei documenti, innanzitutto il permesso di soggiorno in corso di validità, poi un documento di riconoscimento: carta d’identità o passaporto e il codice fiscale. Quando verrà con questi documenti l’operatore inserirà i suoi dati nel nostro sistema informatico e le stamperà una scheda, scheda anagrafica si chiama, che lei firmerà congiuntamente all’operatore. Dal quel momento avrà diritto ad avere accesso a quelli che sono i servizi del Centro per l’Impiego. Il servizio principale è la preselezione ossia l’incontro domanda-offerta di lavoro, poi avrà informazioni su quelli che sono gli ammortizzatori sociali: il sostegno al reddito, l’indennità di disoccupazione e informazioni sulla formazione. Ci sono dei corsi completamente gratuiti che sono molto interessanti, sono anche di alto livello, anche per laureati e diplomati e alcuni di essi sono mirati proprio per gli stranieri. Tra l’altro se ha qualche amico che ha bisogno della certificazione della lingua italiana, noi abbiamo una convenzione con i Centri Territoriali Permanenti e i suoi amici possono andare lì, fare un corso e ricevere questa attestazione per ottenere il permesso di soggiorno di lunga durata
KARIM: Grazie...
IMPIEGATA: Prego, allora torni con la documentazione e noi l’aspettiamo per iscriverla…

Nel frattempo….


SCENA 7
OLGA: … deve essere buona questa ricetta di Cesaria!
ANNA: Si ma copri la pentola con il coperchio!
OLGA: Sicura?
ANNA: Si certo! Perché in questo modo modo non disperdi calore e consumi meno energia!
OLGA: Mi piace la tua attenzione al nostro pianeta!
ANNA: Beh… come si chiama il tuo giornale, Il pianeta è uno? E allora cerchiamo di lasciarlo migliore di come lo troviamo, no?
OLGA: Giusto! Giustissimo! Metto subito il coperchio!
ANNA: Sai sono proprio contenta per il mio nuovo lavoro! (saltellando rompe un bicchiere che era sul tavolo) Il bicchiere…
OLGA: È un bicchiere in meno… beh pazienza!
ANNA: Eh no! Sai come si dice in Italia? “chi rompe paga”… (trad in croato) quindi… eccoti il mio risarcimento!
 
Più tardi…
 
SCENA 8
“… alcune parole dell’italiano mostrano chiaramente la loro origine latina… come isola che deriva da insulam…”
LUIS: Ehi, Fela! Ciao!
FELA: Ciao, Luis! Come va?
LUIS: Bene. Mi hanno dato gli orari per il master in mediazione… è impegnativo… come faccio con la tesi?
FELA: eh… anch’io ho tanti impegni. Vorrei aiutare mio zio, ha avuto una vita difficile…
LUIS: Come ti capisco… se penso a mio nonno…
FELA: Un emigrante anche lui… LUIS: Eh sì. È partito da un piccolo paese dell’Abruzzo nel secondo dopoguerra, per andare negli Stati Uniti. Poi però la nave però l’ha sbarcato in Argentina. Ha fatto di tutto: l’idraulico, il muratore… poi finalmente ha aperto una panetteria tutta sua…
FELA: Come lo zio…
LUIS: Già. Povero nonno… ma l’Italia non l’ha mai dimenticata… Tutti i popoli che hanno vissuto l'esperienza della migrazione hanno mantenuto un legame molto forte con la loro terra... per questo dovrebbero essere più tolleranti con gli stranieri immigrati nel loro paese...
 
KARIM: Ragazzi…
LUIS: Ciao, Karim!
KARIM: Vi avverto… oggi voglio essere ottimista!
LUIS: Finalmente!
KARIM: Si poi anche per Anna… poverina… lei è così contenta per il suo lavoro… e io invece… qui…
FELA: Devi farle capire che sei contento per lei…
KARIM: Infatti…
LUIS: Ci vorrebbe un’idea…
FELA: Una sorpresa…
KARIM: Una sorpresa…si… ho un’idea!!!
 
Nel frattempo…
 
SCENA 9
 
SALIF: Olga! Ho preso i biglietti… partiamo il 15!
OLGA: Oh… Salif… mi mancherete così tanto!
SALIF: Anche tu mancherai a noi ma vedrai… sarà una bella esperienza per Mansur! Tutta la famiglia si sta preparando per riceverlo!
Chi intervisti per il prossimo numero?
OLGA: con tutti questi discorsi sul lavoro… forse potrei intervistare Giuseppe Roma… sai chi è?
SALIF: No
OLGA: Il direttore del Censis... Centro Studi e Investimenti Sociali, che ne pensi?
SALIF: Ottimo! Come tutte le tue idee, Olga!
 
Quella sera…
 
SCENA 10
FELA: Buonissimo questo… come si chiama?
ANNA: Caldo de peixe!
OLGA: È la zuppa di pesce in capoverdiano! Mansur, tu hai mangiato?
MANSUR: Si
OLGA: Ok, puoi andare a giocare, dai…
SALIF. Buona proprio…
OLGA: Io ho messo anche il peperoncino
FELA: Io ci avrei messo il parmigiano…
ANNA: Fela! Da quando sei in Italia metteresti il parmigiano ovunque!
FELA: Buonissimo…
ANNA: Io preferisco il pecorino…
OLGA: Dai, ragazzi, non litigate sempre!
SALIF: Il mondo è bello perché è vario!
FELA: Cioè?
SALIF: La bellezza del mondo è nella differenza di idee, gusti e caratteri… e qui ne abbiamo vari esempi…
OLGA: A proposito di parmigiano… sapete da dove viene?
ANNA: Da Parma! E’ una bella città… Che purtroppo non abbiamo visitato durante il nostro viaggio…
OLGA: Ecco… Parma… pensavo di cominciare da lì per realizzare il mio nuovo viaggio virtuale! La mia Italia unita!
FELA: Quello stivale che hai attaccato al computer?
OLGA: Esatto!
SALIF: E vuoi attaccarci un parmigiano?
OLGA: In un certo senso…
ANNA: Vediamo se indovino… in provincia di Parma è nato un compositore molto caro agli Italiani…
OLGA: Brava! Come mi capisci al volo, Anna!
SALIF: Di chi si tratta?
ANNA: Di Giuseppe Verdi!
OLGA: Verdi ha scritto opere bellissime e molto significative per gli Italiani che combattevano per l’Unità…
OLGA: Dunque metterò nella cartina un ritratto di Verdi!
 
Il giorno dopo…
 
SCENA 11
 
INTERVISTA DI OLGA a Giuseppe Roma direttore del Censis.

Olga: Dottor Roma buongiorno.
GIUSEPPE ROMA: Buongiorno.
Olga:Sono Olga Novac di “Il pianeta e’ uno”. Grazie per aver accettato la mia intervista.
GIUSEPPE ROMA : È un piacere.
Olga: In occasione del 150 anniversario dell’Unità d’Italia la fondazione CENSIS ha realizzato lo studio “Agenda Italia 2020”, che indaga sulle aspettative degli italiani e dei nuovi italiani ed ha individuato alcuni basilari obiettivi del 2020. Quali sono le principali aspettative degli stranieri in Italia?
GIUSEPPE ROMA: Innanzi tutto di avere un futuro ancora migliore del presente. Chi è venuto in Italia lo ha fatto per cercare nuove opportunità. Quindi la grande voglia degli stranieri di realizzare non soltanto un loro percorso professionale, di acquistare una casa, di avere dei figli che qui in Italia si radichino, fa in modo di avere un corpo di immigrati che guarda con grande fiducia al 2020, forse anche di più di quanto non facciano gli italiani.
Olga: Gli stranieri come pensano sarà il futuro dei loro figli?
GIUSEPPE ROMA: I figli certamente sono un elemento importantissimo di chi è venuto in Italia per lavorare e per avere un’avventura di benessere. Quindi per i propri figli sperano in un avvenire legato all’istruzione, all’università…quasi tre quarti pensano che i propri figli faranno l’università e quindi trasmettono anche alle nuove generazioni un senso di fiducia che è molto importante.
Olga: Verso quali settori del mondo del lavoro si dirigeranno gli interessi degli stranieri?
GIUSEPPE ROMA: Guardi, oggi gli stranieri fanno molti lavori. Pensiamo a tutti i lavori di cura, accudimento, che vedono quasi 1 milione di stranieri nelle famiglie italiane. Il futuro sarà senz’altro di miglioramento di questa condizione. Già molti passano da un lavoro magari precario, dipendente – non so, in edilizia – a fare una piccola impresa.
Hanno capito che l’Italia e’ il regno delle piccole imprese.
E poi probabilmente ci saranno anche delle nuove professioni. Ad esempio noi abbiamo visto che molti credono che nello sport gli stranieri naturalizzati in Italia avranno più chanches, perché hanno anche maggior voglia di raggiungere obiettivi importanti.
Olga: Dottor Roma, grazie per la sua disponibilità.
GIUSEPPE ROMA: Arrivederci.
Olga: Arrivederci.
 
Nel frattempo…
 
SCENA 12
 
FELA: Secondo me, va bene!
LUIS: Possiamo fare di meglio…
KARIM: Voglio che sia perfetta!
FELA: Speriamo che Anna non entri …
LUIS: Una volta mi è successa una cosa... stavo preparando una sorpresa per un amico… un cartellone pieno di foto degli amici… quando all’improvviso lui entra, io prendo il cartellone e lo nascondo sotto il tavolo… lui mi guarda con sospetto… io faccio finta di niente e parlo di altro… quando se ne va guardo sotto il tavolo… il gatto aveva distrutto tutto…
FELA: Ma noi non abbiamo un gatto!
KARIM: Però abbiamo Mansur!!
FELA: Giusto! Dobbiamo trovare un posto adatto per nasconderla…
 
Più tardi…
 
SCENA 13
SALIF “…Ora l’elefante non avrebbe più potuto comandare nemmeno sugli altri animali più piccoli perché la sua grande mole avrebbe ricordato a tutti la lezione avuta nella radura.
E fu così che l'elefante, da quel giorno, prese a camminare con le orecchie abbassate… per la vergogna…” Ti piace?
MANSOUR: Si! Ancora, papà, ancora! Ancora!
SALIF: Eh eh… anche quando eri piccolissimo ti piacevano tanto le fiabe africane…
MANSOUR: Ancora! Ancora! Ancora!
SALIF: Adesso vedrai che quando andremo in Senegal… la zia Rama, gli zii, la nonna, il nonno… ti racconteranno tantissime fiabe!
MANSOUR: Ancora! Ancora! Ancora!
 
 
Quella sera…

SCENA 14
OLGA: … e poi Mansur ha bisogno di un giaccone…
SALIF: In Senegal? Ma no!
OLGA: Non si sa mai però…
ANNA: Mamma, smettila!
MANSUR: Là fa caldo…
OLGA. Mamma smettila… Guarda che zebra che ha il tuo fratellino, Anna, guarda
ANNA: Eh ma ormai è grande! E poi sa fare tutto da solo! Poi figurati con lo zio, il nonno…
SALIF: Sarà al centro dell’attenzione Mansur…

ANNA: Ma i ragazzi dove sono?
SALIF: Sono scesi un attimo…
ANNA: Scesi? In strada? E perché?
OLGA: Perché Fela ha lasciato il motorino senza mettere la catena…
ANNA: Il solito sbadato…
SALIF: Ah ecco i ragazzi…
OLGA: Anna, chiudi gli occhi!
ANNA: Perché?
OLGA e SALIF: Chiudili!
KARIM: Tatàaaa…
ANNA: Ma è bellissima! È una casa solare!
KARIM: Buon lavoro, amore mio!
ANNA: Grazie, Karim! È bellissima…
FELA: Speriamo che diventi più dolce, Anna!
SALIF: Fela!!
KARIM: E sbrigati a costruire tante tante case piene di energia… e torna presto!
 
Continua….
 
 
LE PAROLE DELL’ITALIANO

Quando raccontiamo qualcosa che è successo nel passato, normalmente adoperiamo i verbi al passato:per esempio Ieri ho incontrato Gianni, Una settimana fa sono andato a Milano, Ho cambiato lavoro l’anno scorso. Ma abbiamo anche un’altra possibilità: per raccontare le cose in modo più vivo, e per ottenere piu ’attenzione da parte dei nostri ascoltatori, possiamo anche usare il presente come fanno Anna e Luis quando raccontano le cose strane che gli sono capitate.
 
LUIS: Una volta mi è successa una cosa... stavo preparando una sorpresa per un amico… un cartellone pieno di tante foto degli amici…quando all’improvviso lui entra, io prendo il cartellone e lo nascondo sotto il tavolo… lui mi guarda con sospetto… io faccio finta di niente e parlo di altro… quando lui se ne va guardo sotto il tavolo… il gatto aveva distrutto tutto…

ANNA: Allora… stavo prendendo l’autobus… quando ho visto la vetrina di questa libreria e allora… corro veloce verso il negozio, entro, e prendo il libro per te, il mio adorato fratellino… e… eccolo qui!

Invece del passato, possiamo usare questo presente storico anche per raccontare la vita di personaggi famosi. Sentite per esempio come comincia in questo libro la biografia di Giuseppe Verdi, il famoso musicista italiano:
“Giuseppe Verdi nasce il 10 ottobre 1813 a Roncole di Busseto, in provincia di Parma. Il padre, Carlo Verdi, è un oste, la madre invece è una filatrice. Fin da bambino prende lezioni di musica dall'organista del paese, e si esercita su uno strumento di poco valore regalato dal padre”.

Nel testo che vi ho appena letto il presente ha il valore di un passato: “Quel Giuseppe Verdi nasce significa Giuseppe Verdi è nato; Quel “Carlo Verdi è un oste” significa “Carlo Verdi era un oste”. In altri casi, il presente non fa riferimento a nessun tempo: si adopera per parlare di cose che non hanno un tempo, ma valgono sempre. Questo presente senza tempo, per esempio, si usa nei proverbi, le frasi che vengono dalla saggezza e dall’esperienza popolare. I nostri amici ne hanno detti tre:
 
SALIF: Il mondo è bello perché è vario!

LUIS: Gli amici si vedono nel momento del bisogno, no?

ANNA: Sai come si dice in Italia? “chi rompe paga”…

I verbi al presente che avete sentito: è, si vedono, rompe, paga, non si riferiscono né al presente né al passato né al futuro. Questi presenti senza tempo li troviamo anche nelle leggi. L’articolo primo della Costituzione della Repubblica Italiana dice: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo”, e così via. Attenzione: il presente senza tempo si trova non solo nelle leggi giuridiche, ma anche nelle leggi e nelle definizioni scientifiche: “L’acqua bolle a cento gradi”, “Il quadrato ha quattro lati e quattro angoli uguali”, e così via.
 
[Vi ricordate…]
A proposito di presente: vi ricordate il presente del verbo fare? La famiglia Bà ce lo ha fatto conoscere nella 2° puntata della II serie, a Milano:
 
Riprendere da Parlare italiano II, 2 le seguenti battute:

OLGA Che faccio, mi devo arrabbiare?OLGA: Già… Fela… tu che fai l’università
OLGA Le piace il lavoro che fa?OLGA: Bello… stasera facciamo qualcosa:
SALIF: Sì, lo capisco, oggi voi donne fate lavori anche faticosi e impegnativi
FELA In questo palazzo fanno le più belle mostre di arte contemporanea



[Piccola storia dell’italiano] Come è nato l’italiano?


Oggi Fela ci ha rivelato un particolare importante della storia dell’italiano: ci ha detto che alcune parole italiane mostrano chiaramente la loro origine latina. Di solito si dice che l’italiano deriva dal latino. È giusto ma l’uso del verbo derivare, cioè ‘venire, provenire da’, non è sbagliato, ma è un po’ pericoloso, perché ci fa pensare a una lingua madre (il latino) da cui sono nate tante lingue figlie, e fra queste anche l’italiano. Le cose non stanno proprio così. L’italiano non deriva dal latino, ma lo continua: non c’è nessuna interruzione fra la lingua di Roma antica (il latino) e la lingua di Roma moderna (l’italiano). Durante i secoli, piano piano le parole del latino si sono trasformate e sono diventate le parole di un’altra lingua: l’italiano. Sentite queste parole italiane: isola, poco, piede. I loro “nonni”, i loro antenati latini erano molto simili: insulam, paucum, pedem. Qualche volta le trasformazioni sono state un pò più forti. Per esempio, in latino guerra si diceva bellum. L’italiano ha abbandonato questa parola latina e ha accolto guerra, che è una parola di origine germanica. La parola bellum, però, è sopravvissuta in un aggettivo come bellico, che vuol dire ‘di guerra, della guerra’. Un altro esempio, un po’ diverso. Per indicare il cavallo, il latino scritto usava la parola equus, mentre il latino parlato usava la parola caballus. L’italiano, come vedete, continua la forma del latino parlato. Ma equus, cioè la parola del latino scritto, non è morta: sopravvive in due parole italiane come equino e equestre, due aggettivi legati al cavallo: la carne equina è la carne di cavallo, mentre un sport equestre è uno sport che si fa andando a cavallo. Ci sono poi dei casi in cui non c’è stato assolutamente nessun cambiamento. Sentite queste parole: dico, quando, vivo. Ognuno di voi avrà pensato: queste sono parole italiane! È vero. Ma sono anche parole latine: questi esempi (e molti altri che potrei fare) mostrano bene che l’italiano continua il latino senza interruzioni. Arrivederci.
 
 
 
LA BUSSOLA
 
Il lavoro e lo Statuto dei lavoratori
 

Trovare un lavoro è spesso difficile, anche per le persone che hanno un titolo di studio come la laurea.
In Italia, negli ultimi anni, secondo il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) il tasso di disoccupazione giovanile ha superato la percentuale del 16,4% del totale per gli under 35 che arriva al 19,2% nella fascia di età 24-34.
Karim, ad esempio, ha una laurea in economia e commercio, ora lavora nel negozio di Salif, ma in realtà gli piacerebbe fare un altro tipo di lavoro, quella per la quale ha studiato, come ad esempio fare pratica e lavorare presso uno studio di un commercialista.
 
INSERT DOCU FICTION
SCENA 3
 

 


LUIS. Karim!

KARIM: Ciao, Luis! Come stai?



LUIS: Bene. Sto per fare un grande passo…

KARIM: Quale?
LUIS: Inizierò un master per mediatori… ma nel frattempo… voglio cominciare a lavorare. In una scuola. Aiuterò gli stranieri di lingua spagnola ad orientarsi.



KARIM: Sono sicuro che è il lavoro giusto per te…

LUIS: E tu? Com’è andato il colloquio da quel commercialista?
KARIM: Niente. Non c’è lavoro per i laureati in Economia e Commercio.

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” (art. 1 Costituzione).
Questo è uno dei principi fondamentali della Costituzione Italiana, che considera il lavoro alla base dell’ordinamento democratico.
Il lavoro è un diritto e un dovere: la nostra Costituzione dice, infatti, che lavorando si collabora al “progresso materiale e spirituale della società” in cui viviamo (art. 4 Costituzione).
Lo Stato italiano promuove e cura l’istruzione e la formazione professionale dei lavoratori (art. 35, 2° comma, Costituzione).
Pensate, ad esempio, ai programmi approvati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca che possono prevedere attività di istruzione e formazione professionale in favore degli stranieri nei Paesi di origine. Gli stranieri che partecipano a queste attività avranno diritto di precedenza ad entrare in Italia per lavoro (art. 23 del Decreto Legislativo 25.7.1998 n. 286).
Lavorare è importante perché solo lavorando si può guadagnare e provvedere ai bisogni quotidiani della vita, come comprare cibo e pagarsi una casa dove abitare.
La Costituzione, infatti, dice che il lavoratore ha diritto a ricevere una retribuzione (cioè uno stipendio) proporzionato alla quantità e qualità del suo lavoro e sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa (art. 36 Costituzione).
La prima legge che ha attuato i principi della Costituzione in materia di lavoro è stata adottata nel 1970, ed è quella che tutti conosciamo come Statuto dei Lavoratori. Qui troviamo le regole specifiche che devono essere rispettate dal datore di lavoro per difendere i diritti e gli interessi del lavoratore.
Pensate, ad esempio, al divieto di licenziare un lavoratore se non c’è una giusta causa o un giustificato motivo.
Nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) troviamo la paga base, cioè il minimo che il datore di lavoro deve pagare al lavoratore, e anche gli orari di lavoro da rispettare e le mansioni che il lavoratore deve prestare (cioè le cose che deve fare) in base alla sua qualifica.
Questo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro devono rispettarlo tutti i lavoratori e tutti i datori di lavoro di una determinata categoria. Ha forza di legge fra le parti.(art. 39, ultimo comma, Cost.).
Ad esempio, se si lavora come collaboratore domestico in una casa, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicabile è quello che regola il lavoro domestico. Se invece si lavora in un’industria che produce automobili, autobus e così via, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di riferimento è quello per i metalmeccanici.
Ma chi tutela concretamente i lavoratori?
Lo fanno le organizzazioni sindacali.
Queste sono organizzazioni formate da lavoratori che hanno la libertà di tutelare, cioè di difendere, gli interessi dei lavoratori, sottoscrivendo i contratti collettivi di lavoro che avranno efficacia obbligatoria per tutti i lavoratori appartenenti alle categorie alle quali si riferisce il contratto (art. 39 Costituzione).
Pensate che poco dopo l’Unità di Italia, nel 1870, nascono le prime associazioni di operai, molto simili alle organizzazioni sindacali attuali, chiamate “Leghe di resistenza”.
La Costituzione Italiana riconosce anche in favore dei lavoratori il diritto di sciopero, che può essere esercitato in base alle leggi che lo regolano (art. 40 Costituzione; Legge 12 giugno 1990, n.146).
Ma non ogni sciopero è legittimo. Lo è solo quello che si fa quando una categoria di lavoratori ritiene che i propri diritti - o anche quelli di altre categorie simili - non vengano rispettati o vuole chiedere condizioni di lavoro migliori.
Il primo sciopero risale all’Antico Egitto, nel 1150 a.c., all’epoca del Faraone Ramses III. Allora gli operai chiedevano di avere cibo. I primi scioperi generali – cioè quelli fatti dai lavoratori di tutte le categorie - risalgono, invece, all'era moderna, quando nascono i grandi sindacati, e precisamente alla fine del '800. In Italia il primo sciopero generale è stato fatto nel settembre 1904.
Pensate quanto tempo è passato. Ancora oggi i lavoratori scioperano; però, grazie alla Costituzione Italiana e alle varie leggi dello Stato, sono molto più difesi e garantiti di prima.