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Dante padre della lingua italiana

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Dante, ha detto Teresa, è stato il primo a credere nell’italiano. È proprio così. Dante è stato il più grande poeta che l’Italia abbia mai avuto, e tutti lo chiamano, giustamente, come ha ricordato anche Fela, il “padre della lingua italiana”. Perché? Perché Dante per l’italiano ha fatto più di tutti gli altri scrittori messi insieme. Nel XIV secolo, cioè il secolo in cui lui è vissuto, tutti consideravano il latino una lingua perfetta e le nuove lingue nate dal latino delle lingue senza valore. Dante, invece, ha scritto che l’italiano valeva quanto il latino, e poteva servire anche per scrivere opere di alta letteratura: proprio quello che ha fatto lui, che nella nuova lingua ha scritto l’opera più bella e più famosa di tutta quanta la letteratura italiana: la Divina Commedia. Dante l’ha scritta nella sua lingua materna, cioè il fiorentino del 1300. Questa sua lingua Dante l’ha fatta funzionare come un elastico, tirandola verso l’alto e verso il basso, usando a volte espressioni elegantissime e a volte espressioni anche basse : in certi punti della Divina commedia Dante adopera perfino parolacce! La Divina Commedia ha avuto così tanto successo che il fiorentino di Dante, con qualche trasformazione, è diventato la base dell’italiano attuale. Pensate che il 90 % delle parole che usiamo oggi, nell’italiano di tutti i giorni, sono già presenti nella Divina Commedia! Certo, alcune di queste parole col tempo hanno cambiato significato. Per esempio, la parola gentile per Dante significava ‘nobile di sentimenti’, oggi invece indica una persona cortese e ben educata. Ma il grosso delle parole e dei loro significati è rimasto lo stesso! Arrivederci!