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Il permesso di soggiorno per gli stranieri

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Sempre più numerosi sono gli stranieri che scelgono di venire in Italia. Diverse sono le motivazioni alla base di questa decisione. Gli stranieri che vengono in Italia per visite, affari, turismo e studio per periodi non superiori ai tre mesi, non devono chiedere il permesso di soggiorno. Invece chi vuole venire a vivere in Italia per lavorare, frequentare un corso di studio o di formazione professionale e chi intende ricongiungersi con una persona di famiglia, come ad esempio il marito, la moglie o un figlio che già vive in Italia, deve richiedere il permesso di soggiorno entro 8 giorni dal regolare ingresso in Italia.

Può vivere in Italia anche chi richiede lo stato di rifugiato, chi necessita di particolari cure mediche o chi viene nel nostro Paese per motivi religiosi: anche in tutti questi casi allo straniero viene rilasciato un permesso di soggiorno.

A seconda del motivo per cui si viene a vivere in Italia, la richiesta di permesso di soggiorno deve essere presentata allo Sportello Unico per l'immigrazione, che si trova presso tutte le Prefetture italiane, oppure alla Questura oppure all’Ufficio Postale. Al Comune e al Patronato è possibile trovare aiuto e assistenza.

Dal 2009, in Italia è stato introdotto l’”Accordo di integrazione” che lo straniero dovrà stipulare al momento della richiesta di un permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno. Con l’accordo lo straniero si impegna a raggiungere alcuni obiettivi, come la conoscenza della lingua italiana e dei valori di libertà, eguaglianza e democrazia posti a fondamento della Costituzione, e a garantire l’assolvimento del dovere di istruzione dei figli minori. Per raggiungere questi obiettivi lo straniero avrà a disposizione due anni, durante i quali lo Stato italiano lo sosterrà nel percorso di integrazione, anche mettendo a disposizione strutture pubbliche di istruzione, che forniranno appositi corsi di lingua italiana.

Tutti i tipi di permesso di soggiorno vengono rilasciati dalla Questura. Falsificare un permesso di soggiorno o usarne uno falso è un reato grave.

Lo straniero può entrare in Italia per motivi di lavoro subordinato e ottenere il relativo permesso di soggiorno, soltanto se ha ricevuto un’offerta da parte di un datore di lavoro residente regolarmente in Italia. Il datore di lavoro deve presentare allo Sportello Unico una richiesta di “nulla osta” all’assunzione del lavoratore straniero. La richiesta di “nulla osta” all’assunzione può essere fatta solo se è stato emanato un apposito “decreto flussi”, cioè il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che stabilisce il numero massimo di cittadini stranieri non comunitari ammessi ogni anno sul territorio nazionale per lavoro subordinato o autonomo.

Se il datore di lavoro ottiene il “nulla osta” da parte dello Sportello Unico, l’Ambasciata o il Consolato italiano rilasciano allo straniero un visto di ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato.

Una volta entrato in Italia, lo straniero entro 8 giorni deve presentarsi allo Sportello Unico per l’Immigrazione per firmare il “contratto di soggiorno” con il datore di lavoro.

La durata del permesso di soggiorno è quella prevista dal contratto, e comunque non può superare i nove mesi per i contratti di lavoro stagionale, un anno per i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato e due anni per i contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di studio o per formazione professionale può durare fino a un anno; quello emesso per lavoro autonomo fino a due anni e quello per ricongiungimento familiare ha la stessa durata del permesso di soggiorno del familiare straniero che già vive in Italia.

I permessi di soggiorno durano, al massimo, due anni e, se consentito dalla legge, possono essere rinnovati per gli stessi motivi per cui sono stati rilasciati la prima volta. La richiesta di rinnovo deve essere presentata entro 60 giorni dalla data di scadenza. Il permesso di soggiorno per lavoro stagionale non può essere rinnovato e, alla sua scadenza, il lavoratore deve tornare nel Paese di origine. Questo permesso può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, quando ricorrono precise condizioni.

Infatti, in alcuni casi lo straniero può chiedere di cambiare il motivo del permesso di soggiorno. Ad esempio, se è in Italia con un permesso di soggiorno per studio e, conseguito un titolo di studio, ha trovato un lavoro, può chiedere alla Questura la conversione (cioè il cambiamento) in permesso di soggiorno per lavoro.

Se la Questura non concede o revoca (cioè toglie) un permesso di soggiorno, lo straniero, se pensa di essere in regola, può rivolgersi al giudice che potrà accertare il suo diritto.

Lo straniero in possesso, da almeno cinque anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità, che dimostra di avere un reddito sufficiente per il mantenimento e un alloggio idoneo può ottenere il “permesso di soggiorno CE per i soggiornanti di lungo periodo”, per sé e per i familiari. Per richiederlo, tranne alcune eccezioni, deve superare un test (cioè un esame) di conoscenza della lingua italiana. Questo permesso è a tempo indeterminato.

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Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale