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L’Accademia della Crusca: bene bar o computer, ma occorre davvero parlare di location?

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 L’Accademia della Crusca: bene bar o computer, ma occorre davvero parlare di location?


La diffusione dei termini inglesi nella nostra lingua è «una marea che monta» per arginare la quale è necessario intervenire, utilizziamo troppe parole inglesi, occorrerebbe almeno distinguere fra prestiti (dalle altre lingue) di necessità e prestiti di lusso, di cui potremmo fare a meno.

È quanto è emerso da un confronto dal titolo «Italiano, prima lingua» avvenuto al classico Parini di Milano tra gli studenti e una autorevole delegazione dell’Accademia della Crusca, organizzato per riflettere sul ruolo che ha l'inglese oggi sul nostro vocabolario.

Agli studenti che da una parte sottolineavano il fatto che «anche l'inglese fa parte della nostra cultura» e dall’altra rivendicavano «il senso di appartenenza» che solo l’italiano può dare, i professori della Crusca hanno replicato che «ogni individuo ha due lingue, la lingua madre e la somma di tutte le altre. In ognuno di noi due mondi, dobbiamo viverli entrambi. È questa la modernità».


Il Presidente onorario, Francesco Sabatini, ha confutato il «falso argomento del paragone tra latino medievale e inglese globale», affermando che il latino non era la lingua di una nazione, mentre «dietro l’inglese invece c’è un’economia».


Secondo l’attuale presidente Claudio Marazzini è in corso una vera e propria guerra contro la nostra lingua e credo che il problema sia sotto gli occhi di tutti. Ci sono anglismi intraducibili che non si possono sostituire, come bar o computer. Ma non riesco a capire perché si debba usare location invece di un bel posto o l'espressione all inclusive.