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Le parole dell`italiano

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Palermo: città profumata, piena di sole, di mare e di cose buone da mangiare. Che cosa dobbiamo saper dire, se vogliamo andare ad assaggiare queste cose in un buon ristorante? Prima di tutto, salutiamo il cameriere, che poi ci chiederà che cosa vogliamo. Ma lasciamo parlare lui: CAMERIERE: Buongiorno. Volete ordinare? SALIF: Sì, grazie. Io vorrei un primo… Che mi consiglia? CAMERIERE: La specialità di oggi sono i ravioli al pesto di melanzane SALIF: Bene… FELA: Li prendo anch’io… La domanda del cameriere, in questo caso, è “Volete ordinare?”. Un’altra possibilità è: “Avete già deciso?”, oppure “Cosa preferite?”: tutti modi per chiederci che cosa vogliamo mangiare. Salif comincia dal primo: vuol dire il primo piatto, che in Italia di solito è la pasta (o, più raramente, il riso). Il cameriere consiglia i ravioli, un tipo di pasta ripiena che piace non solo a Salif, ma anche a Fela. Olga, che vuole tenersi leggera, salta il primo piatto. Sentite: OLGA: Per me, invece, solo un secondo e un contorno: una porzione di pescespada e un’insalata. Dopo il primo c’è il secondo, che può essere un piatto di carne, oppure di uova o anche di pesce: Olga per secondo ordina un pescespada. In più, ordina anche un contorno, cioè: un piccolo piatto che accompagna il secondo, fatto di verdura cruda (come l’insalata di Olga), di verdura cotta o anche di patate cucinate in tanti modi. In realtà, ordinare al ristorante è facile, perché il cameriere ci aiuta sempre con le sue domande. Sentiamolo ancora: CAMERIERE : Che cosa prendete da bere? OLGA: Acqua minerale. SALIF: E un’aranciata! “Che cosa prendete da bere?”, dice il cameriere. Se poi il cameriere non ci domanda nulla, possiamo chiamarlo e usare le forme Vorrei o volevo (che abbiamo imparato a usare a Firenze) e aggiungere quello che vogliamo: “Vorrei dell’acqua minerale”, “Volevo un’aranciata”. Non dimentichiamo che se abbiamo molto appetito, prima del primo piatto possiamo anche chiedere un antipasto (ad esempio un’insalata di mare, delle olive, una buonissima bruschetta) e poi, dopo il secondo e il contorno, possiamo anche ordinare un dolce e chiudere con la frutta (una mela, una pera, un’arancia, o anche una macedonia, fatta di tanti pezzetti di frutti diversi messi insieme). Alla fine del pranzo, dobbiamo chiedere il conto al cameriere. Possiamo dire: “Il conto, per favore”, oppure “Per favore, vorrei il conto”; ancora: “Scusi, posso avere il conto?, o anche, come dice Salif: SALIF: Cameriere, scusi! Possiamo avere il conto? Le parole primo e secondo le abbiamo già imparate ad Aosta, insieme a terzo, quarto e quinto: sono i primi cinque numerali ordinali. Ora ci facciamo aiutare da Fela e da Salif per imparare i numerali ordinali che vengono dopo quinto: FELA: Purtroppo lo mette all’Inferno, nel settimo cerchio. SALIF: No, non dirlo per la decima volta:… Dante! Dunque, dopo quinto, c’è sesto, che corrisponde a sei, poi settimo, come dice Fela, che corrisponde a sette, poi ottavo, nono e decimo, che corrispondono a otto, nove e dieci, come ha ricordato Salif. Qui, oltre ai numerali, devo spiegarvi una cosa un po’ difficile che ha detto Fela: Dante colloca Pier della Vigna nell’inferno, nel settimo cerchio. Che vuol dire? Dante immagina l’inferno come un enorme cono (pensate al cono gelato) diviso in nove zone, che si chiamano cerchi: questi sono nove anelli all’inizio più grandi e poi sempre più stretti. Dante mette i peccatori nei vari cerchi a seconda del peccato che hanno commesso. La Divina commedia non piace soltanto a Fela: piace molto anche a me! Arrivederci alla prossima puntata.