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Per fare l`Unità d`Italia la lingua è stata più importante della politica e delle guerre

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Come ci ha fatto capire Fela, tra i tanti dialetti che ci sono in Italia, il fiorentino ha avuto un’importanza enorme, perché è stato non solo la lingua di Dante, ma anche la lingua di Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Francesco Petrarca usò il fiorentino per scrivere le poesie eleganti e raffinate del suo Canzoniere, mentre Giovanni Boccaccio lo usò per scrivere il Decameron, una raccolta di cento bellissime novelle. Decameron è una parola curiosa: viene dal greco antico, e significa dieci giorni. Questo perché queste cento novelle le raccontano dieci ragazzi in dieci giorni: dieci novelle al giorno. Gli scrittori italiani venuti dopo Dante, Petrarca e Boccaccio li hanno ammirati tantissimo, e hanno imitato la loro lingua, anche se magari, per parlare usavano la lingua del paese o della città in cui erano nati ( per esempio il napoletano, il milanese, il veneziano e così via). Dai tempi di Dante, per più di cinquecento anni, l’Italia è stata divisa in tanti piccoli stati, ma gli scrittori italiani hanno usato un’unica lingua: il fiorentino letterario del 1300 di Dante, Petrarca e Boccaccio, che per tutti è diventato la lingua italiana. Ecco perché per fare l’unità d’Italia la lingua, la letteratura e la cultura sono state più importanti della politica e delle guerre.