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Punto, punto interrogativo, punto esclamativo

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Nella quarta puntata, Olga discute con il suo caporedattore se fra due frasi sia meglio mettere la virgola o il punto. Ascoltiamo questa discussione: CAPOREDATTORE: Allora, Olga, questa intervista a Zeudi Araya… mi piacciono molto le domande… hai saputo parlare delle cose più interessanti per il nostro giornale… brava! OLGA: Grazie e… per quanto riguarda l’italiano? CAPOREDATTORE: Beh… OLGA: Ecco, lo sapevo… CAPOREDATTORE: Ma no, Olga, non devi preoccuparti… è normale… tu non sei italiana e qui si tratta di scrivere in italiano… OLGA: E di scrivere bene… per un giornale… non sono in grado, credo… CAPOREDATTORE: Ma scherzi? Hai solo bisogno di allenamento e di perfezionare qualche sfumatura. Guarda qui, per esempio. Fra queste due frasi tu hai messo una virgola; secondo me ci voleva un punto, perché tra una frase e l'altra l'argomento cambia completamente. Ha ragione il caporedattore: in questo caso ci voleva il punto, perché tra una frase e l’altra l’argomento cambia completamente. Il punto si usa quando tra due parti di testo (cioè due frasi, due gruppi di frasi, due capoversi, che sono due blocchi di testo separati da uno spazio bianco) c’è un’interruzione forte, o perché cambia l’argomento o perché cambiano le cose che diciamo su quell’argomento. Attenti a questo brano, che leggo dall'Entrata in guerra, un bellissimo racconto di uno scrittore italiano del Novecento, Italo Calvino: “Il 10 giugno del 1940 era una giornata nuvolosa. Erano tempi che non avevamo voglia di niente. Andammo alla spiaggia lo sesso, al mattino, io e un mio amico che si chiamava Jerry Ostero”. Il brano che ho letto è diviso in tre parti. L’argomento al centro della prima parte è il 10 giugno 1940, che è il giorno in cui l'Italia entrò in guerra, la seconda guerra mondiale. L’argomento della seconda parte è il periodo di cui fa parte quel giorno, un tempo in cui il protagonista e i suoi amici “non avevano voglia di niente”, non avevano desideri. Argomento della terza parte sono il protagonista del racconto e un suo amico che si chiamava Jerry Ostero, che quel giorno andarono al mare. Tre pezzetti di testo, tre argomenti diversi: i tre pezzetti sono collegati fra loro dal punto. Passiamo a un altro argomento. Quando si usano il punto interrogativo e il punto esclamativo? Olga lo spiega benissimo nella tredicesima puntata: OLGA: Allora… “Leggendo queste pagine, vi chiederete: Perché una straniera racconta la sua vita in Italia? Perché ora sono una donna felice! Risponderei d’istinto”. ... OLGA: Dunque… la prima è una domanda, quindi devo mettere il punto interrogativo… Alla fine della risposta mi sembra giusto mettere un punto esclamativo, perché è un’affermazione piena di gioia… Proprio così: nell’italiano scritto, il punto interrogativo si mette alla fine di una domanda (per esempio: “Perché una straniera racconta la sua vita in Italia?” [punto interrogativo]), invece il punto esclamativo si mette alla fine di un’esclamazione: “Perché ora sono una donna felice!” [punto esclamativo]. Auguri, Olga! E dopo questi auguri, ci vuole proprio un bel punto esclamativo.