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SCENA 1 – BOSCO DI SAN DEMETRIO CORONE SALIF: Eccoli… sono lì! OLGA: Anna, Fela… come mai ci avete telefonato? FELA: Perché qui è bellissimo … e magari zio Salif può continuare a raccontarci come finisce la leggenda africana! SALIF: Beh, intanto devo dirvi che qui a Cosenza ho capito ancora di più l’importanza delle cosiddette “minoranze” linguistiche per la cultura di tutti, italiani e stranieri… ANNA: È vero, la Calabria è una regione ricca, anche a livello culturale. SALIF: Già. Ma ora sentite me, torniamo al nostro giovane principe infelice. Questo principe, siccome non riceve risposte dai saggi della corte, un giorno va in un bosco e scava una piccola buca… alcuni giorni prima… SCENA 2 – COSENZA – SAN DOMENICO ANNA: Guardate! Che meravigliosa cupola! OLGA: E da qui si può vedere il punto in cui si incontrano i due fiumi, il Busento e il Crati… SALIF: Sapete che il nome Cosenza deriva dal latino “consentia”, vuol dire proprio concordia… i due fiumi si uniscono in pace! OLGA: Che bella immagine legata a questo nome! FELA: Forte! È vero che la Calabria è la punta dello stivale? ANNA: Quale stivale? SALIF: Beh, se guardate la cartina dell’Italia sembra uno stivale… la Calabria è la punta e la Puglia il tacco! OLGA: Anche la Calabria, come la Puglia, è bagnata da due mari! ANNA: Ma qui siamo nella Sila, vero? È la zona montuosa della Calabria… SALIF: Sì. In questa terra abitavano tante popolazioni, perciò si sente l’influenza di tante culture. OLGA: Due fiumi che si incontrano… tante culture… che bel luogo! SALIF: Beh… anche la nostra storia è quella di un incontro… FELA: Che incontro zio? SALIF: Quello tra due culture, quella del paese dove siamo nati e quella del paese dove viviamo oggi, l’Italia. OLGA: Giusto. SALIF E poi c’è un’altra cosa… la nostra cultura è figlia della natura che ci circonda. Voglio raccontarvi una vecchia leggenda africana. C’è un giovane principe molto infelice perché i saggi della sua corte, anche se hanno letto tutti i libri del mondo, non sanno spiegare perché una stessa parola può suscitare gioia ma anche malinconia! Allora sapete cosa fa? FELA: Dai, racconta, zio, sono curioso! ANNA: A noi piacciono le storie, lo sai, Salif! SALIF: Dovete avere pazienza… prima o poi finirò la storia… adesso… FELA: Eh no, zio, non si fa così! OLGA: Ha ragione Salif. Ci vuole pazienza nella vita. SALIF: Sapete quel mio amico del Camerun, quello che è venuto a trovarmi a febbraio? Beh, ieri mi ha detto che a Cosenza lavora una giornalista e scrittrice nata in Camerun con una storia molto interessante... so dove lavora! E ora le devo telefonare per un appuntamento… OLGA: Così domani andiamo a trovarla! SALIF: Va bene! il giorno dopo… SCENA 3 – STUDI TELEVISIVI OLGA: Signora Makaping? GENEVIEVE MAKAPING: Sì? OLGA: Buongiorno! GENEVIEVE: Buongiorno! OLGA: Io sono Olga Novak… GENEVIEVE: Ben arrivata! OLGA: Mio marito… SALIF: Salif Ba! GENEVIEVE: Piacere! OLGA: E il suo nome scusi? GENEVIEVE: Genevieve Makaping! OLGA: Genevieve! SALIF: Senta, vorremmo parlare un po’ con lei, abbiamo qualche curiosità… GENEVIEVE: Ci diamo del tu? SALIF: Sì! OLGA: Certo! Senti, Genevieve, noi stiamo facendo un viaggio un po’ particolare… SALIF: Già. L’Italia è ormai il nostro Paese. Ora stiamo cercando la nostra città ideale. Non deve essere perfetta ma deve essere quella giusta per noi! Una città dove i nostri ragazzi possono studiare e crescere bene. Genevieve… tu sei nata in Camerun… GENEVIEVE: Sì… SALIF: Cosa hai trovato in Calabria che somiglia al tuo Paese di origine? GENEVIEVE: Ci sono delle bellissime cose… delle bellissime somiglianze… intanto i camerunesi amano il calcio e i calabresi, gli italiani, pure… per dire una cosa così… poi i calabresi sono molto ospitali, i camerunesi, gli africani anche… OLGA: Secondo te, cosa serve per vivere bene in Italia? GENEVIEVE: Assolutissimamente la lingua! Bisogna conoscere la lingua perché è quel codice che permette, intanto, alla gente di accorciare le distanze, di capirsi, di incontrarsi, di dire moltissime cose, anche quando non condivise… però la lingua è fondamentale… io… a me piace moltissimo questa lingua, tant’è che tutte le mie scritture, i libri… tutto tutto in italiano… non so proprio scrivere in altre lingue… SALIF: Hai dimenticato di scrivere in francese? GENEVIEVE: No… perché… sono arrivata qui, pensate, ad agosto del 1981. Sono ventisei anni quindi… insomma… la lingua italiana è la mia lingua ormai… è fondamentale… SALIF: Ma è vero che qui in Calabria si parlano anche altre lingue? GENEVIEVE: Sì, siete proprio nel posto giusto perché da questo punto di vista la Calabria è una terra veramente multi-multilinguistica, multiculturale! Pensate che qui ci sono delle minoranze linguistiche... c’è l’occitano… c’è gente che parla la lingua greca antica… il grecanico… e poi c’è un’altra realtà che veramente vi consiglierei di visitare che sarebbe la popolazione arbresh, cioè si parla albanese… a proposito vi consiglierei di visitare San Demetrio Corone. Fate una bella gita da quelle parti… SALIF: Ci andiamo domani? OLGA: Certo! GENEVIEVE: Però intanto vorrei portarvi a visitare la mia città… andiamo a conoscere il Map, il Museo all’aperto! OLGA: Però dobbiamo andare a prendere i nostri ragazzi, così andiamo tutti insieme, no? SALIF: Va bene! GENEVIEVE: Andiamo tutti insieme? OLGA: Certo, grazie! GENEVIEVE: Sarò ben felice di accompagnarvi… poco dopo… SCENA 4 – MAP – MUSEO ALL’APERTO GENEVIEVE: Qui siamo al Map, Museo all’aperto, di cui si parlava prima e si tratta di una serie di opere che questo mecenate americano di nome Carlo Bilotti ha donato alla città di Cosenza… una serie di opere bellissime per fare proprio in modo che tutto il mondo potesse venire qui a fruire della cultura, perché la cultura è una cosa gratuita… vogliamo una città aperta così… una specie di città… SALIF: Città ideale? GENEVIEVE: Città ideale! Ecco… che voi state cercando… e questo è il bellissimo San Giorgio e il dragone di Salvador Dalì… OLGA: È veramente bello! SALIF: Bellissimo! ANNA: Questo museo è un esperimento! Porta la cultura direttamente in mezzo alla gente! FELA: Così nessuno può resistere! ANNA: Già. E la città diventa più bella se la gente vive con l’arte vicino! Scommetto che per te sono tutte uguali, eh? FELA: Parli con me? Non ti ascolto neppure… ANNA: Quest’opera è di Giorgio De Chirico. Si intitola Ettore e Andromaca! il giorno dopo… SCENA 5 – SAN DEMETRIO CORONE ANNA: La signora Genevieve vi ha dato un’informazione molto interessante… qui è tutto scritto in due lingue… OLGA: Un po’ come a Bolzano, ricordate? Italiano e tedesco! SALIF: Però per motivi diversi… qui è arrivata una comunità albanese molto anticamente, nel 1471, poi nel secolo seguente è arrivato un altro gruppo di albanesi dalla città greca di Corone. Questo nome è stato aggiunto a San Demetrio proprio in ricordo della loro città di origine, che era nel Peloponneso. FELA: Benvenuti a San Demetrio Corone! ANNA: Vieni, Fela, vediamo cosa c’è qui! FELA: Ma dove sono finiti Olga e lo zio? ANNA: Ma cosa fa quel signore? FELA: Senta, scusi… cosa sta facendo? HEVZI NUHIU: Sto pulendo… sto dando un po’ di cera per dargli nutrimento e vitalità… ANNA: Lei è albanese? HEVZI: Sì, io sono del Kosovo, però da venticinque vivo in questo paese arbresh FELA: Ci racconta qualcosa sulla storia degli albanesi in questo paese? HEVZI: Gli albanesi in questo paese sono giunti cinquecento anni fa, dopo la morte dell’eroe Scanderbeg. Siccome l’Albania era occupata dai Turchi, allora per sfuggire questa dominazione turca sono venuti in Italia. FELA: E i nuovi albanesi come si sono integrati qua? HEVZI: Io penso molto bene, anche per il fatto che noi parliamo quasi la stessa lingua, abbiamo lo stesso sangue, cioè apparteniamo a un popolo… ANNA: Va bene, grazie! Scusi il disturbo! HEVZI: Prego! FELA: Ma, Anna, dove sono finiti Olga e lo zio? ANNA: Non lo so! nel frattempo… SCENA 6 – SAN DEMETRIO CORONE – ABBAZIA DI SAN NILO OLGA: Che posti meravigliosi stiamo visitando, vero Salif? SALIF: Sì. E sai una cosa, Olga? Quando vedo te tra le bellezze d’Italia, mi innamoro ancora di più di questa nazione! OLGA: Come sei romantico! SALIF: Sì… divento romantico in posti così… chissà com’è qui d’inverno… a dicembre, gennaio… forse c’è anche la neve… OLGA: Sarà bellissimo… guarda ci sono due persone lì… chiediamo qualche informazione su questo bellissimo posto? SALIF: Buongiorno! OLGA: Buongiorno! Benvenuti nel nostro paese! Vi ha salutato in arbresh! SALIF: Grazie! OLGA: Grazie! SALIF: Io sono Salif Ba MICHELANGELO LA LUNA: Piacere, Michelangelo La Luna! PINO CACOZZA: Piacere, Pino Cacozza! SALIF: E questa è Olga Novak, mia moglie! MICHELANGELO: Piacere! OLGA: Piacere mio! PINO: Piacere! SALIF: Volevamo conoscere meglio la storia di questa Abbazia… MICHELANGELO: Ah, bene! Vi accompagno, venite! SALIF: Grazie! OLGA: Grazie! MICHELANGELO: Prego! Questa è la chiesa di sant’Adriano, fondata da san Nilo di Rossano nel 955. Potete ammirare il bellissimo pavimento in opus sectile, bizantino… con questi bellissimi mosaici raffiguranti serpenti, leoni… poi ci sono degli affreschi dell’anno 1000, anche questi molto interessanti, che sono stati riscoperti nel 1939… questo monastero nel 1471 ha accolto gli arbresh provenienti dall’Albania… quelli che sono fuggiti all’occupazione turca dell’Albania… OLGA: Che cos’è la cultura arbresh? PINO: Beh, la cultura arbresh è essenzialmente legata all’uso della lingua, l’arbresh, una lingua antichissima, e la presenza delle comunità italo-albanesi nell’Italia centro-meridionale SALIF: Ma anche tra voi oggi la cultura arbresh è viva? MICHELANGELO: Sì, molto viva! Si parla l’arbresh in casa, tra noi, tra gli amici. È una cultura che ha avuto anche una specie di rinascita grazie all’approvazione della legge per la tutela delle minoranze linguistiche, quindi oggi si insegna l’albanese, l’arbresh nelle scuole e poi c’è anche l’Università della Calabria che sta formando tantissimi giovani che lavorano anche nel campo della lingua arbresh. Ad esempio tutti i documenti del Comune sono ora tradotti anche in arbresh. Ci sono i siti internet che vengono curati da questi giovani ragazzi. OLGA: Noi ci siamo sposati da poco, il 12 giugno 2007, nel Comune di Terni, perciò sono curiosa di sapere com’è un matrimonio di cultura albanese… PINO: Infatti poco fa io dicevo… tra le peculiarità nostre, aldilà della lingua che sta alla base di un’etnia, c’è il rito religioso. Noi abbiamo un rito religioso molto ricco perché è un rito bizantino… OLGA: Grazie per la vostra disponibilità… PINO: Prego, è stato un piacere! OLGA: Altrettanto! più tardi… SCENA 7 – BOSCO DI SAN DEMETRIO CORONE OLGA: Anna, Fela… come mai ci avete telefonato? FELA: Perché qui è bellissimo … e magari zio Salif può continuare a raccontarci come finisce la leggenda africana! SALIF: Beh, intanto devo dirvi che qui a Cosenza ho capito ancora di più l’importanza delle cosiddette “minoranze” linguistiche per la cultura di tutti, italiani e stranieri… ANNA: È vero, la Calabria è una regione ricca, anche a livello culturale. SALIF: Già. Ma ora sentite me, torniamo al nostro giovane principe infelice. Questo principe, siccome non riceve risposte dai saggi della corte, un giorno va in un bosco e scava una piccola buca… SALIF: … poi il principe prende un pezzo di carta e scrive le parole che lo fanno pensare alla felicità o all’infelicità... ecco qui!… il principe allora semina le parole, poi si mette seduto e aspetta di vedere se cresce qualcosa… aspetta marzo, aspetta aprile… poi viene settembre, poi viene ottobre… insomma, rimane seduto per un anno. FELA: Per un anno? SALIF: … e per la sua pazienza riceve un premio: dopo un anno vede crescere un albero magico… capace di parlare con gli uomini! ANNA: E cosa dice? SALIF: Dà al principe tutte le risposte… il perché della felicità e dell’infelicità… FELA: Scusate, ma… adesso… dobbiamo rimanere qui per un anno? OLGA: Salif, la leggenda è bellissima, perché non me l’hai mai raccontata? SALIF: Perché me la sono inventata! continua…