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Oggi ad Aosta possiamo imparare a fare le domande e le risposte gentili. Che cosa sono? Sono le domande che facciamo appena incontriamo una persona, subito dopo i saluti, prima che cominci la conversazione vera e propria. Ascoltate: SALIF: Buongiorno, Ramsi! Come sta? RAMSI: Molto bene, grazie! E lei? SALIF: Non c’è male, grazie. IONEL: Piacere. Ionel Patrasc. SALIF: Io sono Salif Ba. Lei è mia moglie Olga Novak IONEL: Ionel Patrasc. Come state? SALIF: Abbastanza bene, grazie. Come stai, come sta, come state? Ecco, queste sono le domande gentili: come stai si usa quando si dà del tu, come sta si usa quando si dà del lei, e come state si adopera quando si parla a due o più persone. Oltre che come stai, come sta e come state si può anche dire come va? che va sempre bene: va bene quando si dà il tu, va bene quando si dà il lei, va bene quando si parla a tante persone. Naturalmente a queste domande gentili bisogna dare una risposta gentile, e la risposta gentile più comune è Bene, grazie. E tu?, oppure Bene, grazie, e lei? o ancora Bene, grazie e voi? Cioè: rispondiamo Bene, e poi anche noi domandiamo alla persona o alle persone che parlano con noi come stanno. La risposta più comune, come avrete capito, è bene. Ma possiamo anche dire molto bene, o anche benissimo, oppure non c’è male, o abbastanza bene o ancora piuttosto bene. Se invece non stiamo bene e abbiamo confidenza con chi ci sta parlando, possiamo anche rispondere: non troppo bene, o anche male, o perfino malissimo. Naturalmente, se rispondiamo così, dobbiamo spiegare perché: non troppo bene, ho un po’ di febbre, oppure male, ho dei problemi al lavoro, e così via. Ma speriamo che questo non succeda mai e passiamo ad un altro argomento. Vi ho già parlato dei nomi e degli aggettivi maschili che finiscono in -o al singolare e in -i al plurale (per esempio, un ragazzo biondo, tanti ragazzi biondi) e vi ho anche parlato dei nomi e degli aggettivi femminili che finiscono in -a al singolare e in -e al plurale (una maglietta rossa, tante magliette rosse), ma ho anche detto che non sempre è così: cioè, non tutti i nomi e gli aggettivi finiscono in –o o in –a; ce ne sono molti che al singolare finiscono in –e. Nel corso della puntata i nostri amici hanno usato tanti nomi e tanti aggettivi in -e. Ascoltiamo: SALIF: Quindi ti piace studiare da infermiere?... Certo, non è un mestiere facileOLGA: E il nome? Come mai ha questo nome? Infermiere, mestiere e nome sono nomi maschili singolari in –e; al plurale finiscono in –i, proprio come elefante, che fa elefanti: OLGA: Elefanti? Salif, penso che tu sei molto stanco… Gli elefanti a cui i nostri amici si riferiscono sono quelli con cui un grande generale africano, Annibale, pensate, più di duemila anni fa, al tempo dell’antica Roma, dopo aver superato le Alpi da nord con il suo esercito, lui veniva addirittura dalla Spagna, entrò in Italia e sconfisse il potentissimo esercito di Roma. I soldati romani non avevano mai visto degli elefanti e ne rimasero terrorizzati. Ma, dalla storia, torniamo alla grammatica. Elefante è un nome maschile in –e. Poi ci sono anche i nomi femminili in –e, come, per esempio, estate e televisione: ANNA: Chi? Tu? Isolato, senza la televisione, senza le partite di calcio! Impossibile! Anche questi nomi femminili in –e al plurale finiscono in -i: per esempio la televisione / le televisioni. Le cose non finiscono qui. Perché, oltre che i nomi, esistono anche gli aggettivi in –e, che al plurale finiscono in -i e sono maschili se accompagnano un nome maschile e invece sono femminili se accompagnano un nome femminile. Sentite i nostri amici: SALIF: Certo… non è un mestiere facile… devi essere sempre lucido e pronto! OLGA: Studiare è importante, ti permette di scegliere un lavoro più soddisfacente. SALIF: … noi siamo in viaggio alla ricerca di una città ideale in Italia… hanno detto a mia moglie che qui c’è una sezione interculturale. Un mestiere facile: mestiere e facile sono il nome e l’aggettivo in –e maschile singolare (al plurale diciamo dei mestieri facili); un lavoro più soddisfacente: lavoro è nome maschile singolare in -o, soddisfacente aggettivo maschile singolare in –e (al plurale diciamo dei lavori soddisfacenti); una città ideale, città nome femminile singolare, ideale aggettivo femminile singolare in –e (al plurale diremmo delle città ideali); una sezione interculturale, sezione e interculturale sono il nome e l’aggettivo femminile singolare in -e (al plurale diciamo delle sezioni interculturali). Arrivederci alla prossima puntata! Nella puntata di oggi abbiamo visto e sentito: Le domande e risposte gentili: Come stai?, Come sta?, Come state?, Come va?; Bene, Benissimo, Non c’è male, Abbastanza bene I nomi in –e: l’infermiere, la televisione. Gli aggettivi in –e e l’accordo con i nomi: un mestiere facile, una sezione interculturale, un lavoro soddisfacente, una città ideale.