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Se ascoltiamo di nuovo le prime frasi dette dai nostri amici senza pensare al significato delle parole, ci accorgiamo che hanno quasi tutte lo stesso ritmo. Sentite: SALIF: È davvero interessante quello che mi hai detto… sinceramente questa potrebbe essere l’attività che cerco da tanto tempo… una bottega di commercio equo e solidale, in pratica vendete prodotti dei paesi in via di sviluppo… senza pensare come prima cosa al profitto… OLGA: Salif ha sempre avuto voglia di mettersi in proprio… davvero, interessante, quello, detto, sinceramente … come avrete sentito, la voce è più forte quando pronuncio la penultima sillaba, cioè la sillaba che viene prima dell’ultima. Quasi tutte le parole italiane si pronunciano in questo modo, cioè hanno l’accento sulla penultima sillaba, ed è proprio questo accento sulla penultima sillaba che distingue in modo caratteristico l’italiano da altre lingue, come per esempio il francese, in cui di solito l’accento cade sull’ultima sillaba. Anche l’italiano ha parole con l’accento sull’ultima sillaba, nella puntata di oggi abbiamo sentito, per esempio, attività, università, maturità, perché, così, come dice Salif: SALIF: Leggi perché si chiama così… Però (eccone un’altra) le parole accentate sull’ultima sillaba in italiano sono poche. Dato che le parole con l’accento sulla penultima sillaba sono moltissime, nella scrittura non c’è bisogno di indicare questo accento; invece le parole con l’accento sull’ultima sillaba come attività, università, così, bisogna scriverle con l’accento, proprio come abbiamo fatto noi. Passiamo a un altro argomento. Mentre i nostri amici parlavano della Costituzione, Fela li ha abbandonati per qualche minuto per lasciare un messaggio sulla segreteria telefonica del suo amico Luis. FELA: Luis, ciao, sono Fela… dove sei? Io sono a Bologna, appena puoi mi richiami per favore? Mi trovi al cellulare… ciao a presto. Fela è un ragazzo e naturalmente, nel rivolgersi a un amico, si esprime in una lingua informale: se anche noi dobbiamo lasciare un messaggio sulla segreteria telefonica di un amico, possiamo fare come lui. Se invece dobbiamo lasciare un messaggio sulla segreteria telefonica di una persona che non conosciamo, o con cui non abbiamo molta confidenza, allora dobbiamo esprimerci in modo formale. Cominciamo con buongiorno o buonasera, i saluti che già sappiamo usare (ne abbiamo parlato nella puntata dedicata a Terni, lo ricordate?), e poi ci presentiamo con nome e cognome: “Buongiorno, sono Salif Ba”. Subito dopo diciamo: “Volevo” parlare con… (indicando il nome della persona). Proverò a chiamare più tardi”. Se vogliamo lasciare un messaggio, possiamo dire: “Vorrei” o anche “Volevo lasciare un messaggio per… (indicando il nome della persona). Notate che quel Vorrei e quel Volevo sono le stesse forme gentili che usiamo quando facciamo la spesa di cui abbiamo parlato nella puntata dedicata a Firenze “Vorrei (o volevo) dei panini e del formaggio”. Non è un obbligo, ma certamente è una gentilezza in più chiudere il nostro messaggio con un “Grazie” che costa poco e vale molto.