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Come passano le giornate i nostri amici? Sentiamo il breve racconto di Zou:

ZOU: La mattina lavoro e il pomeriggio studio. Anzi… studio anche la sera.

Il racconto di Zou ci permette di imparare tante cose importanti dell’italiano. Per esempio, ci aiuta ad imparare i nomi delle parti del giorno: la mattina, che inizia quando ci svegliamo e finisce quando pranziamo; il pomeriggio, che inizia dopo il pranzo e finisce quando il sole tramonta; la sera, dal tramonto a quando ceniamo, e la notte, quando è buio, i negozi e gli uffici sono chiusi e tutti vanno a dormire.

Sentiamo il racconto più lungo di Khadija:

KHADIJA: Ecco che cosa faccio tutte le mattine: mi sveglio presto, metto in ordine la casa, stendo il bucato, preparo la colazione, poi mi faccio una doccia veloce, mi vesto e sveglio i bambini...

Khadija usa alcuni verbi utili per descrivere le nostre abitudini quotidiane, cioè le cose che facciamo tutti i giorni: per esempio dice “mi sveglio”, “mi faccio una doccia”, “mi vesto”. Svegliarsi, farsi la doccia, vestirsi sono verbi riflessivi e funzionano come il verbo chiamarsi: mi sveglio, ti svegli, si sveglia e così via. Sono riflessivi anche i verbi alzarsi, truccarsi, lavarsi, farsi la barba:

PAVEL: Secondo me, Khadija prima del lavoro si alza, si fa un lunghissimo bagno, sceglie i vestiti – almeno mezz’ora –, si trucca – altra mezz’ora –

KEVIN: mi lavo i denti, mi faccio la barba, indosso un paio di jeans, una camicia pulita, una giacca e...

Ma torniamo al racconto di Khadija:

KHADIJA: Poi andiamo a scuola in autobus - un’altra corsa... E in autobus i bambini piangono e litigano sempre!

Dal racconto di Khadija possiamo imparare l’uso di due piccole parole: sono le preposizioni in e a.

La preposizione a si usa per indicare il luogo dove siamo o dove andiamo; per esempio Khadija dice “andiamo a scuola”; e Pavel dice:

ZOU: E perché non studi a casa?

Anche in può indicare il luogo dove siamo e quello dove andiamo.

ZOU: Resti qui in classe?

ZOU: dopo il lavoro, io vado in palestra.

Le preposizioni in e a, però possono indicare anche il mezzo che usiamo per andare in un luogo. Sentiamo qualche esempio:

KEVIN: Ah, allora vado a piedi.

ANGEL: Vuoi un passaggio in motorino?

ZOU: ..............Posso andare in autobus…

KHADIJA: Dopo la scuola faccio un viaggio in metropolitana.............

Avete sentito? Vado a piedi, un passaggio in motorino, andare in autobus, un viaggio in metropolitana. E ora, attenzione alla parola in. Quando si unisce agli articoli determinativi il, lo, la, i, gli, le, in forma una parola diversa che si chiama preposizione articolata. Sentite: il sacchetto, nel sacchetto; lo zaino, nello zaino; la borsa, nella borsa; i sacchetti, nei sacchetti; gli zaini, negli zaini; le borse, nelle borse. Ora impariamo anche l’indicativo presente di un verbo un po’ difficile: andare. Andare è un verbo irregolare. Anche se finisce in -are, non funziona come parlare e gli altri verbi in -are. Ecco tutto il presente: io vado, tu vai, lui o lei va, noi andiamo, voi andate, loro vanno. Sentiamo qualche esempio:

ANGEL: Vado a lezione di musica, tre volte a settimana.

PAVEL: Non vai a casa?

PAVEL: Va bene. Allora resto con te.

PAVEL: Se andiamo a casa mia puoi studiare lì...

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Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale